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Scritto da il 12 giu 2012. Registrato sotto Economia, Notizie Principali. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione relativa a questo articolo.

Le società anonime saranno meno anonime

Il governo Nečas ha fatto un ulteriore passo avanti nella lotta alla corruzione, approvando in data 30 maggio un disegno di legge che obbliga a segnalare il possesso di azioni anonime, tradizionalmente strumento preferenziale per il riciclaggio di introiti non dichiarabili perché illeciti, come appunto in caso di corruzione. L’esistenza di azioni anonime al portatore al momento è prevista solo alle Isole Marshall ed a Nauru, oltre ovviamente alla Repubblica Ceca.

Se il ddl dovesse passare anche alla Camera ed al Senato, diventerebbe quasi impossibile il subapalto ad aziende con azionisti anonimi (magari sono legati alla politica) impossibili da rintracciare grazie alla caratteristica intrinseca delle azioni in questione.

Con la nuova normativa il proprietario delle azioni sarà sempre rintracciabile, a vantaggio di chi, come polizia o magistrati, stesse conducendo indagini su pagamenti non del tutto chiari.

Le aziende e gli imprenditori che ad oggi possiedono azioni anonime dovranno registrarle al Deposito Centrale Titoli o assegnarle ad un libretto bancario, altrimenti trascorso un anno dall’entrata in vigore della legge, vale a dire dal primo gennaio 2014, le suddette azioni verranno trasformate in azioni nominative.

Ad oggi le aziende possono decidere se emettere azioni nominative oppure anonime al portatore e secondo il Ministero questa possibilità permette il riciclaggio di denaro sporco e rappresenta un ostacolo nell’individuazione di eventuali casi di corruzione.

Quello della cancellazione delle azioni anonime è un primo passo da parte del governo Nečas, che dovrebbe essere seguito entro fine anno da un ddl architettato congiuntamente dal Ministero per lo sviluppo e dal Ministero della giustizia relativo alle strutture proprietarie delle società partecipanti ad appalti pubblici, in funzione dei quali la struttura proprietaria non potrà più essere tenuta segreta. La proposta dovrebbe arrivare verso fine anno anche se ha dei problemi di carattere tecnico che andranno risolti prima di arrivare al disegno definitivo. Ad esempio l’obbligo di rendere nota la struttura azionaria escluderebbe le società anonime straniere ed inoltre la richiesta di dati sullo storico delle medesime strutture creerebbe problemi di valutazione alla stessa commissione giudicante.

Un terzo passo dovrebbe poi riguardare le azioni nominative, i cui proprietari ad oggi sono iscritti solo ad un registro tenuto dalla società stessa non sempre affidabile. Per questo motivo si pensa di introdurre l’obbligo per i proprietari di ricevere i dividendi su conti bancari aperti in paesi dell’Unione Europea o dell’area OCSE.

Intanto il progetto approvato dal Ministero, che non cancella le azioni al portatore ma ne impedisce soltanto l’anonimato, alimenta le prime critiche ed osservazioni da parte degli addetti ai lavori e pur ritenuto un compromesso sensato, migliore della semplice cancellazione delle azioni anonime come dichiarato da Jan Hladký della PwC Legal, gli analisti sono tutti concordi che quando saranno in vigore, le nuove normative incrementeranno il carico di pratiche amministrative e costi per le aziende e per quegli imprenditori che potrebbero avere legittimo interesse a non rendere pubbliche le proprie strutture azionarie.

Petr Kuhn della White & Case, la soluzione migliore sarebbe stata imporre le nuove limitazioni solamente alle aziende che hanno a che fare con il settore pubblico mentre Pavel Dudák va oltre, e ritiene il progetto solo un’ulteriore complicazione che non rappresenta una soluzione definitiva contro la corruzione, ricordando che esistono molti casi in cui ci sono validi motivi per mantenere “coperta” la struttura azionaria, come ad esempio nel caso di partecipazioni estere.

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